La Rivista

Anno 2026|N. 1

Sommario

Il tema: La parità retributiva di genere (Parte II)

Questo documento è stato redatto da un gruppo di esperte ed esperti di eguaglianza di genere nel lavoro. Lo scopo è di sensibilizzare chi si occupa del tema, ma anche le lavoratrici e i lavoratori direttamente interessati, sulla manchevole e inadeguata attuazione nel nostro Paese dell’importante direttiva sul contrasto al gender pay gap, nonché di individuare possibili rimedi. Il documento è aperto alla sottoscrizione della comunità scientifica e di quanti lo condividono.

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La direttiva (Ue) 2023/970 rafforza il principio di parità retributiva attraverso la trasparenza salariale. Il contributo analizza il recepimento italiano operato con il D.lgs. n. 96/2026, soffermandosi sugli obblighi di informazione, sulla valutazione congiunta delle retribuzioni e sul «valore del lavoro» quale parametro di comparazione. Ne evidenzia inoltre i principali limiti, tra cui la riduzione dell’ambito applicativo e la presunzione di conformità dei contratti collettivi, sottolineando la necessità di sistemi di valutazione del lavoro analitici e neutrali sotto il profilo del genere

ITA

La direttiva (Ue) 2023/970 rafforza il principio di parità retributiva attraverso la trasparenza salariale. Il contributo analizza il recepimento italiano operato con il D.lgs. n. 96/2026, soffermandosi sugli obblighi di informazione, sulla valutazione congiunta delle retribuzioni e sul «valore del lavoro» quale parametro di comparazione. Ne evidenzia inoltre i principali limiti, tra cui la riduzione dell’ambito applicativo e la presunzione di conformità dei contratti collettivi, sottolineando la necessità di sistemi di valutazione del lavoro analitici e neutrali sotto il profilo del genere

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Il contributo propone una lettura critica del D.lgs. n. 96/2026, di recepimento della direttiva (UE) 2023/970 sulla trasparenza retributiva, condotta dall’angolo visuale delle relazioni industriali. L’analisi mostra come la trasposizione italiana risulti dissonante per il lavoro privato e indifferente per quello pubblico. Alla luce delle potenzialità della contrattazione collettiva e della job evaluation, si propone un rilancio delle strategie negoziali sulla parità retributiva, d’interesse non solo per i soggetti sindacali, ma anche per le associazioni datoriali e l’Agenzia di Rappresentanza Negoziale per la PA.

ITA

Il contributo propone una lettura critica del D.lgs. n. 96/2026, di recepimento della direttiva (UE) 2023/970 sulla trasparenza retributiva, condotta dall’angolo visuale delle relazioni industriali. L’analisi mostra come la trasposizione italiana risulti dissonante per il lavoro privato e indifferente per quello pubblico. Alla luce delle potenzialità della contrattazione collettiva e della job evaluation, si propone un rilancio delle strategie negoziali sulla parità retributiva, d’interesse non solo per i soggetti sindacali, ma anche per le associazioni datoriali e l’Agenzia di Rappresentanza Negoziale per la PA.

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The author engages with Luisa Corazza’s rich and thought-provoking book Il lavoro delle donne? Una questione redistributiva, focusing in particular on the role that anti-discrimination law can play in addressing persistent gender inequalities. The article argues that the most challenging and fruitful “beyond” to which the volume invites us to look lies in rethinking labour law from a non-androcentric perspective.

ITA

L’autrice si confronta col denso e stimolante libro di Luisa Corazza Il lavoro delle donne? Una questione redistributiva, soffermandosi in particolare sul ruolo che può giocare il diritto antidiscriminatorio nel superamento dei persistenti squilibri di genere e suggerendo che il più sfidante e fecondo “oltre” verso cui il volume invita a guardare sia quello per il ripensamento del diritto del lavoro in termini non androcentrici.

Il tema: La Partecipazione

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The essay examines the degree of effectiveness of European policies regarding sustainable corporate governance, with a view to ensuring respect for fundamental social rights – including for workers employed outside Union borders but within production chains led by companies operating in the Single Market. To this end, the strengths and limitations of both private and public enforcement regarding the implementation of due diligence obligations are examined. This analysis reveals that, in the absence of supporting legislation (somewhat downsized by Omnibus I), the entire oversight mechanism appears seriously weakened overall, also due to the limited economic and organizational resources of stakeholders.

ITA

L’articolo traccia un rapido excursus della disciplina euro-unitaria in tema di partecipazione dei lavoratori al fine di segnalare come la legge n. 76/2025 disattenda (rectius: continui a disattendere) il modello europeo nei suoi tratti salienti, volti a definire presidi istituzionali di coinvolgimento degli interessi dei lavoratori nella governance d’impresa, non demandati alla sola sfera delle relazioni industriali. La sfida della sostenibilità postula nel nuovo quadro europeo, malgrado la torsione imposta da esigenze di semplificazione, un nucleo più solido di diritti di partecipazione alle decisioni d’impresa vista come nodo di una rete di rapporti commerciali che nella sua attività economica impatta sui diritti umani, l’ambiente, la qualità della vita

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The article examines Law No. 76/2025 as an implementation of Article 46 of the Italian Constitution, highlighting its structural weaknesses. The legislation confines constitutional collaboration into weak, largely procedural forms of participation, without significantly affecting industrial power relations or advancing economic democracy.

ITA

Il contributo analizza le modalità attraverso cui la legge n. 76 del 2025 ha dato attuazione all’art. 46 Cost., mettendone in luce i limiti strutturali. La disciplina normativa riduce infatti la collaborazione dei lavoratori alla gestione delle aziende a forme partecipative deboli e prevalentemente procedurali, senza incidere in modo significativo sull’assetto dei poteri industriali e sulla realizzazione di una compiuta democrazia economica.

Il tema: Labour Law Developments In Africa

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This section of Open brings together the contributions presented at the first initiative of the African and European Comparative Labour Law Network, established through a collaborative effort by Universities of Cagliari, Bari, and Catholic University of Milan. The contributions comparatively examine African and European labour law systems, addressing topics such as social security, collective rights, trade unionism, fixed-term contracts, and remote work in Tunisia, Algeria, Senegal, and South Africa. The need emerges to overcome the Eurocentric approach in comparative studies, recognising the diversity of “African labour laws”, while promoting mutual knowledge between different legal cultures.

ITA

Questa sezione di Open raccoglie contributi presentati in occasione della prima iniziativa del Network African and European Comparative Labour Law, nato dalla collaborazione tra le Università di Cagliari, Bari e Milano Cattolica. I contributi esaminano comparativamente i sistemi di diritto del lavoro africani ed europei, affrontando temi quali sicurezza sociale, diritti collettivi, sindacalismo, contratti a termine e telelavoro in Tunisia, Algeria, Senegal e Sud Africa. Emerge la necessità di superare l’approccio eurocentrico negli studi comparati, riconoscendo la diversità dei “diritti del lavoro africani” e promuovendo la conoscenza reciproca tra culture giuridiche diverse.

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The essay deals with the legal rules on military trade unions in Italy and South Africa: the research highlights that domestic legislators have been recalcitrant to autonomously regulate the phaenomena, as they have been ‘obliged’ to fulfil judgements of their constitutional courts. Legislations greatly differ from the pluralist model of industrial relations enshrined in the national bills of rights: military trade unions are a kind of ‘craft unions’, because they cannot federate themselves to confederal ones; moreover, they are deprived of the right to strike, partially compensated by arbitration mechanisms; finally, unions can engage in collective bargaining essentially in the settings of wages.

ITA

Il contributo analizza in prospettiva comparata la disciplina del sindacalismo militare in Italia e in Sudafrica, introdotta in entrambi gli ordinamenti su impulso delle rispettive Corti costituzionali. Le soluzioni legislative adottate si discostano dal modello pluralista di relazioni sindacali costituzionalmente riconosciuto. Le organizzazioni militari non possono aderire a confederazioni, sono prive del diritto di sciopero – solo parzialmente compensato da strumenti arbitrali – e dispongono di spazi negoziali circoscritti soprattutto alla materia retributiva. Ne emerge un modello di libertà sindacale fortemente condizionato dalle peculiarità dell’ordinamento militare e distante da quello proprio dei rapporti di lavoro ordinari.

ENG

The advent of remote work came as a surprise to Senegalese labour legislation. This situation has raised questions about the capacity of this legislation to ensure effective protection of remote workers, in particular by providing them with a level of protection against professional risks no less adequate than that of traditional workers. A real challenge is that remote working disconcerts the classic conception of professional risks at the same time as it generates new professional risks.

FRE

L’avènement du télétravail a comme surpris la législation sénégalaise du travail. Cette situation a engendré des questionnements sur la capacité de cette législation à assurer une protection efficace du travailleur en télétravail, notamment en le dotant d’un niveau de protection contre les risques professionnels non moins protecteur que celui du travailleur classique. Un véritable pari en ce que le télétravail déconcerte la conception classique des risques professionnels en même temps qu’il engendre de nouveaux risques professionnels.

ENG

This study analyzes collective bargaining through comparative law, examining the American, German and French models, characterized by different degrees of autonomy of social actors. The Tunisian system presents serious deficiencies: an insufficient legal framework, strong state centralization, a rigid hierarchy of normative sources and the inability to stem social conflicts. The National Council for Social Dialogue, established in 2017, perpetuates an exclusive trade union representation model contrary to pluralism. The author proposes a substantial reform of the Labor Code integrating new forms of representation, reflecting the principles of freedom and trade union pluralism for effective social dialogue.

FRE

Cette étude analyse la négociation collective à travers le droit comparé, examinant les modèles américain, allemand et français, caractérisés par différents degrés d’autonomie des acteurs sociaux. Le système tunisien présente de graves déficiences: un cadre juridique insuffisant, une forte centralisation étatique, une hiérarchie rigide des sources normatives et l’incapacité d’endiguer les conflits sociaux. Le Conseil national du dialogue social, créé en 2017, perpétue un modèle de représentation syndicale exclusive contraire au pluralisme. L’auteur propose une réforme substantielle du Code du travail intégrant de nouvelles formes de représentation, reflétant les principes de liberté et de pluralisme syndical pour un dialogue social efficace.

ENG

This paper examines fixed-term employment contracts through comparative anal-ysis of European Union, Italian, and Algerian legal frameworks. EU Directive 1999/70/EC establishes minimum standards based on non-discrimination and abuse prevention, offering Member States alternative measures: objective justification for renewals, maximum dura-tion limits, or renewal number restrictions. Italian Legislative Decree 81/2015 initially raised EU compatibility concerns by generalizing non-causality, later resolved through the Dignity Decree requiring justification beyond twelve months. Algeria’s Law 90-11 mandates objective reasons for all fixed-term contracts but lacks duration and renewal limits. While formally compatible with EU standards, Algeria’s broad justifications and absence of quantitative restrictions fail to effectively prevent abuse or ensure employment stability, revealing only superficial compliance with European principles of worker protection and non-discrimination.

ITA

Il contributo analizza, in prospettiva comparata, la disciplina del contratto di lavoro a termine nell’Unione europea, in Italia e in Algeria. La direttiva 1999/70/CE individua nella non discriminazione e nella prevenzione degli abusi i principi fondamentali della materia, affidando agli Stati membri la scelta delle relative misure di contrasto. In Italia, i dubbi suscitati dalla generalizzazione dell’a-causalità introdotta dal d.lgs. n. 81/2015 sono stati attenuati dalla reintroduzione di specifiche causali per i rapporti superiori a dodici mesi. La legislazione algerina, pur richiedendo ragioni oggettive, non pone limiti alla durata complessiva né al numero dei rinnovi. L’ampiezza delle causali e l’assenza di vincoli quantitativi ne riducono tuttavia l’effettività preventiva, evidenziando una conformità solo formale ai principi europei di stabilità dell’occupazione e non discriminazione.

ENG

The Tunisian social security system, established after independence under the influence of the French model, faces significant challenges due to socio-economic changes. Although it has been a key tool for solidarity, it suffers from major dysfunctions, including excessive complexity and heavy state control, with inequalities between the public and private sectors. The expansion of social coverage, particularly through assistance programs, has also led to financial tensions. Demographic aging, the informality of the labour market, and economic pressures are further exacerbating the system’s crisis. To ensure its sustainability, reform is essential, particularly through diversifying funding sources, such as social taxes, and revitalizing social coverage mechanisms by strengthening governance and transparency in system management, while fostering cooperation between public and private stakeholders. A comprehensive and coordinated approach is needed to ensure the system’s viability in the face of new challenges

FRE

Le système de sécurité sociale tunisien, établi après l’indépendance sous l’influence du modèle français, fait face à des défis importants en raison des changements socio-économiques. Bien qu’il ait été un outil clé de solidarité, il souffre de dysfonctionnements majeurs, notamment une complexité excessive et un contrôle étatique lourd, avec des inégalités entre les secteurs public et privé. L’expansion de la couverture sociale, notamment à travers les programmes d’assistance, a également conduit à des tensions financières. Pour assurer sa pérennité, une réforme est essentielle, notamment par la diversification des sources de financement, telles que les taxes sociales, et la revitalisation des mécanismes de couverture sociale en renforçant la gouvernance et la transparence dans la gestion du système, tout en favorisant la coopération entre les acteurs publics et privés.

ENG

The integration news forms of employment into Tunisian labour legislation is marked by its incoherence. This is doubly true through the inadequacy of the regulations relating to these forms as well as their failure. To this end, the legislative choices concerning certain forms of self-employment remain uncertain. In addition, the silence of legislator, sometimes justified and often unjustified, concerning other forms of employment such as wage portage and tel-eworking. Such uncertainty then makes the intervention of the legislator to fill all this loop-holes very necessary.

FRE

L’intégration des nouvelles formes d’emploi dans la législation du travail tuni-sienne est marquée par son incohérence. Cela est doublement vrai à travers l’inadéquation de la réglementation relative à ces formes ainsi que leur échec. À cette fin, les choix législa-tifs concernant certaines formes de travail indépendant demeurent incertains. De plus, le silence du législateur, parfois justifié et souvent injustifié, concernant d’autres formes d’em-ploi telles que le portage salarial et le télétravail. Une telle incertitude rend alors très néces-saire l’intervention du législateur pour combler toutes ces lacunes.

ENG

Economic and social changes have not spared the law in its various branches and disciplines by overturning most of its foundations, particularly through the disappearance of the main boundary between civil law and commercial law. Civil law has been traditionally conceived as common law, that is, the law that applies in the absence of specific provisions. But due to the proliferation of special or derogatory branches, we are witnessing a reversal. It is per-haps in this process that commercial law scholars seek to invade labour law, probably due to its economic aspect. They must face the resistance of labour law scholars who are committed to social protection.

FRE

Les mutations économiques et sociales n’ont pas épargné le droit dans ses diverses branches et disciplines en bouleversant la plupart de ses fondements, notamment à travers la disparition de la frontière principale entre le droit civil et le droit commercial. Le droit ci-vil a été traditionnellement conçu comme droit commun, c’est-à-dire le droit qui s’applique en l’absence de dispositions spécifiques. Mais en raison de la prolifération de branches spé-ciales ou dérogatoires, nous assistons à un renversement. C’est peut-être dans ce processus que les juristes commercialistes cherchent à envahir le droit du travail, probablement en rai-son de son aspect économique. Ils doivent faire face à la résistance des juristes du travail qui sont attachés à la protection sociale.

ENG

The 2023 Algerian legislative reforms aim to consolidate workers’ collective rights in response to labour market transformations. Law n. 23-02 reaffirms freedom of association but maintains state interference and tightens representativeness conditions. Law No. 23-08 restructures the settlement of collective disputes by making mediation mandatory, while considerably restricting the exercise of the right to strike These reforms demonstrate increased state interventionism that limits the autonomy of social actors and the effectiveness of collective rights.

FRE

Les réformes législatives algériennes de 2023 visent à consolider les droits collectifs des travailleurs face aux transformations du marché du travail. La loi n. 23-02 réaffirme la liberté syndicale mais maintient l’ingérence étatique et durcit les conditions de représentativité. La loi n. 23-08 restructure le règlement des conflits collectifs en rendant la médiation obligatoire, tout en restreignant considérablement l’exercice du droit de grève Ces réformes témoignent d’un interventionnisme étatique accru qui limite l’autonomie des acteurs sociaux et l’effectivité des droits collectifs.

Contributi

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Taking inspiration from a recent issue of the journal Lavoro e diritto, the author examines how and to what extent feminist movements have so far reshaped Italian labour law, and whether addressing the many unresolved issues still requires privileging one particular approach among the many currently shaping the contemporary debate

ITA

Prendendo spunto da un recente numero della rivista Lavoro e diritto, l’autore si chiede come e fin dove i movimenti femministi abbiano finora modificato il Diritto del lavoro italiano e se per affrontare i tanti nodi ancora irrisolti sia necessario privilegiare un approccio tra i tanti che animano il dibattito più attuale.

ENG

The author engages with Luisa Corazza’s rich and thought-provoking book Il lavoro delle donne? Una questione redistributiva, focusing in particular on the role that anti-discrimination law can play in addressing persistent gender inequalities. The article argues that the most challenging and fruitful “beyond” to which the volume invites us to look lies in rethinking labour law from a non-androcentric perspective.

ITA

L’autrice si confronta col denso e stimolante libro di Luisa Corazza Il lavoro delle donne? Una questione redistributiva, soffermandosi in particolare sul ruolo che può giocare il diritto antidiscriminatorio nel superamento dei persistenti squilibri di genere e suggerendo che il più sfidante e fecondo “oltre” verso cui il volume invita a guardare sia quello per il ripensamento del diritto del lavoro in termini non androcentrici.

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The Article analyses the Decision taken by the European Committee of Social Rights on the 13 March 2025, which has declared the Italian Law No. 146/1990 on the right to strike in essential public services inconsistent with Articles 6, paragraph 4, and G of the European Social Charter. After the examination of the juridical principles and precedents on which the collective complaint and the Decision are rooted, the study assesses the impact of the Decision in the Italian legal system, with special reference to the role of the Guarantee Commission (Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali).

ITA

Il contributo analizza la decisione adottata il 13 marzo 2025 dal Comitato europeo dei diritti sociali, con la quale è stata accertata l’incompatibilità della legge n. 146/1990, in materia di esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali, con gli artt. 6, par. 4, e G della Carta sociale europea. Dopo aver ricostruito i principi giuridici e i precedenti posti a fondamento del reclamo collettivo e della decisione, lo studio esamina le ricadute di quest’ultima nell’ordinamento italiano, soffermandosi in particolare sul ruolo della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.

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The introduction of Open Access publishing has opened up many possibilities and, at the same time, raised numerous questions regarding the dissemination of scientific research findings. This article offers a brief overview of some of the basic concepts necessary to engage with this debate and provides some points for further reflection that may be of particular interest to legal scholars.

ITA

L’introduzione dell’Open Access ha aperto nuove possibilità per la diffusione dei risultati della ricerca scientifica, sollevando al contempo numerosi interrogativi. Il contributo offre una sintetica ricostruzione di alcuni concetti fondamentali per orientarsi nel dibattito e propone alcuni spunti di riflessione di particolare interesse per la comunità scientifica dei giuristi.

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In light of the persistent interpretative doubts raised by Directive 2003/88/EC many years after its adoption, this contribution focuses on the controversial issue of delimiting the boundaries of the notion of working time. Particular attention is devoted to the principles developed by the Court of Justice in the context of the complex operation of classifying “waiting times”, assessing their robustness and possible reform prospects.

ITA

Preso atto delle persistenti perplessità interpretative sollevate dalla Direttiva 2003/88/Ce a distanza di molti anni dalla sua adozione, il presente contributo si sofferma sulla controversa questione della delimitazione dei confini della nozione di orario di lavoro. Particolare attenzione è dedicata ai principi elaborati dalla Corte di Giustizia nell’ambito della complessa operazione di inquadramento dei “tempi di attesa”, valutandone la solidità e le eventuali prospettive di riforma.

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The COVID-19 pandemic showed that designating seafarers as “key workers” provided limited practical protection. Evidence from APEC economies reveals that non-binding recognition, fragmented coordination, inadequate infrastructure, and nationally bounded welfare systems produced uneven outcomes. The designation therefore largely amounted to symbolic governance. Effective protection requires binding obligations, multilevel coordination, interoperable infrastructure, and social protection systems tailored to seafarers as essential transnational workers.

ITA

La pandemia di COVID-19 ha mostrato che il riconoscimento dei marittimi come «lavoratori essenziali» ha offerto una tutela pratica limitata. I dati relativi alle economie APEC evidenziano come il carattere non vincolante di tale riconoscimento, la frammentazione del coordinamento, l’inadeguatezza delle infrastrutture e la dimensione nazionale dei sistemi di protezione sociale abbiano prodotto risultati disomogenei. La qualificazione ha pertanto assunto in larga misura i caratteri di una governance simbolica. Una tutela effettiva richiede obblighi vincolanti, un coordinamento multilivello, infrastrutture interoperabili e sistemi di protezione sociale adeguati alla condizione dei marittimi quali lavoratori transnazionali essenziali.

Interviste di Diritto del Lavoro OPEN Labour Law

Lavoro e tecnologie

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By analyzing case studies on tutoring and content creation, this study investigates how platforms exploit the “regulatory grey zone” classification to transfer risks and obligation – e.g. Vat liability – to business users.

ITA

Attraverso l’analisi di casi di studio relativi alle attività di tutoring e di creazione di contenuti, il contributo esamina il modo in cui le piattaforme sfruttano la «zona grigia» della qualificazione giuridica per trasferire sugli utenti professionali rischi e obblighi, come ad esempio quelli connessi all’assolvimento dell’IVA.

Oltre il Diritto

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The article explores the cinematic representation of the relationship between employers and workers, highlighting its multifaceted nature and ambiguities.

ITA

Lo scritto approfondisce la rappresentazione filmica del rapporto tra imprenditore e lavoratore, evidenziandone la multiformità e le ambiguità

Recensioni

Orizzonti della Didattica

Anno 2025|N. 2

Sommario

Il Tema

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In introducing the essays built upon the presentations given at the 2025 ECOLL seminar by Elisabeth Brameshuber, Andrea Iossa, Julia López López and Tonia Novitz, this article argues that the traditional economic justification of the right to strike is increasingly inadequate to capture the complexity of contemporary social conflict. Drawing on recent theoretical contributions, it briefly sketches two possible alternative perspectives for reconceptualising the right to strike: an “internal” view grounded in resisting domination in employment relationships, and an “external” view situating the function of strike within the broader public and democratic sphere. The article concludes by briefly raising the possibility that, in an economy where value is increasingly extracted from digital rents rather than from labour, traditional strike action may need to cohabit with other forms of protest and mobilisation in pursuit of a fair redistribution of wealth.  

ITA

Nel presentare i saggi basati sugli interventi tenuti al seminario ECOLL del 2025 da Elisabeth Brameshuber, Andrea Iossa, Julia López López e Tonia Novitz, l’articolo sostiene che la tradizionale giustificazione economica del diritto di sciopero è sempre più inadeguata a cogliere la complessità del conflitto sociale contemporaneo. Richiamando recenti contributi teorici, vengono delineate brevemente due possibili prospettive alternative per riconcettualizzare il diritto di sciopero: una prospettiva “interna”, fondata sulla resistenza alle forme di dominio nei rapporti di lavoro, e una prospettiva “esterna”, che colloca la funzione dello sciopero nella più ampia sfera pubblica e democratica. L’articolo conclude ipotizzando che, in un’economia in cui il valore è sempre più estratto da rendite digitali piuttosto che dal lavoro, lo sciopero tradizionale possa dover coesistere con altre forme di protesta e mobilitazione finalizzate a una più equa redistribuzione della ricchezza.

ENG

Although it has been nearly 20 years since the European Court of Human Rights has acknowledged that under Article 11 ECHR also strike action is protected, the boundaries of this right, which is not absolute, are still not clear. There is no complete body of case law, neither on the personal and material scope, nor on the possibility to justify restrictions under Article 11(2) ECHR. Yet, as national examples show, the effectiveness of the right to strike strongly depends on the industrial relations system it is embedded in.

ITA

Sebbene siano trascorsi quasi vent’anni da quando la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto che anche lo sciopero è protetto dall’articolo 11 della CEDU, i confini di questo diritto – che non è assoluto – non sono ancora chiari. Non esiste un corpo completo di giurisprudenza né sull’ambito personale e materiale di applicazione né sulla possibilità di giustificare restrizioni ai sensi dell’articolo 11, paragrafo 2, CEDU. Tuttavia, come mostrano esempi nazionali, l’effettività del diritto di sciopero dipende fortemente dal sistema di relazioni industriali nel quale esso è inserito.

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In recent years Sweden has displayed low levels of labour market conflict. This relative social peace should however not be understood as an absence of conflict, but rather as the result of a labour market model designed to transform conflict into institutionalised negotiation. Drawing on power resource theory, the article conceptualises the right to strike as a core institutional power resource within the Swedish system of industrial relations. As a legally protected and institutionally embedded entitlement, the right to strike strengthens trade unions not only through its actual exercise but also through its deterrent effects, shaping collective bargaining dynamics and rebalancing power relations between labour market parties. The analysis carried in the article examines three recent scenarios: a) the 2024 strike undertaken by the Swedish Association of Health Professional in conjunction with the negotiations to renew the sectoral collective agreement; b) the ongoing conflict between IF Metall and Tesla concerning the signature of a collective agreement; c) the blockades organised by the autonomous construction workers’ union Solidariska Byggare to demand the correct enforcement of collective agreements in the construction sector. The analysis demonstrates how the right to strike operates as an institutionalised source of union power across different contexts. By foregrounding the legal and institutional frameworks, the article analyses the right to strike as a source for workers’ power in context by illustrating the technicalities of legal and institutional regulation by using concrete examples. Ultimately, the article highlights how institutional power resources structure both the expression and the containment of labour market conflict in Sweden.

ITA

Negli ultimi anni la Svezia ha registrato bassi livelli di conflitto nel mercato del lavoro. Tuttavia, questa relativa pace sociale non deve essere interpretata come assenza di conflitto, ma piuttosto come il risultato di un modello di mercato del lavoro progettato per trasformare il conflitto in negoziazione istituzionalizzata. Basandosi sulla teoria delle risorse di potere, l’articolo concettualizza il diritto di sciopero come una fondamentale risorsa di potere istituzionale all’interno del sistema svedese di relazioni industriali. In quanto prerogativa giuridicamente protetta e istituzionalmente incorporata, il diritto di sciopero rafforza i sindacati non solo attraverso il suo esercizio effettivo, ma anche tramite i suoi effetti deterrenti, influenzando le dinamiche della contrattazione collettiva e riequilibrando i rapporti di potere tra le parti del mercato del lavoro. L’analisi esamina tre scenari recenti: a) lo sciopero del 2024 promosso dall’Associazione svedese dei professionisti sanitari nel contesto delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo di settore; b) il conflitto in corso tra IF Metall e Tesla riguardante la firma di un contratto collettivo; c) i blocchi organizzati dal sindacato autonomo dei lavoratori dell’edilizia Solidariska Byggare per ottenere la corretta applicazione dei contratti collettivi nel settore delle costruzioni. L’analisi dimostra come il diritto di sciopero operi come fonte istituzionalizzata di potere sindacale in contesti differenti. Evidenziando i quadri giuridici e istituzionali, l’articolo analizza il diritto di sciopero come fonte di potere dei lavoratori nel contesto specifico, illustrando le tecnicalità della regolazione giuridica e istituzionale attraverso esempi concreti. In conclusione, l’articolo mostra come le risorse di potere istituzionali strutturino sia l’espressione sia il contenimento del conflitto nel mercato del lavoro svedese.

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This article examines the enduring legacies of Franco’s dictatorship in Spain’s regulation of the right to strike. Despite constitutional recognition, strikes remain governed by a preconstitutional 1977 Royal Decree that prohibits political and solidarity strikes, creating a stark contradiction between Spain’s democratic constitutional framework and transitional-era norms rooted in authoritarian conceptions of social conflict.  The analysis explores how the democratic transition left institutional inheritances constraining workers’ collective action rights. This obsolete regulatory framework has generated extensive litigation, as courts have sought to reconcile pre-constitutional restrictions with constitutional guarantees. While recent Supreme Court decisions have begun admitting solidarity strikes, fundamental prohibitions persist. The article demonstrates how incomplete democratic transitions can perpetuate authoritarian legacies, and advocates for comprehensive legislative reform recognizing political and solidarity strikes as legitimate fundamental rights.

ITA

L’articolo esamina le persistenti eredità della dittatura franchista nella disciplina del diritto di sciopero in Spagna. Nonostante il riconoscimento costituzionale, gli scioperi sono ancora regolati da un Real Decreto del 1977, precedente alla Costituzione, che vieta gli scioperi politici e di solidarietà, creando una netta contraddizione tra il quadro costituzionale democratico della Spagna e norme di transizione radicate in concezioni autoritarie del conflitto sociale. L’analisi esplora come la transizione democratica abbia lasciato in eredità assetti istituzionali che limitano i diritti di azione collettiva dei lavoratori. Questo quadro normativo obsoleto ha generato un ampio contenzioso, poiché i tribunali hanno cercato di conciliare restrizioni pre-costituzionali con le garanzie costituzionali. Sebbene recenti decisioni della Corte Suprema abbiano iniziato ad ammettere gli scioperi di solidarietà, permangono divieti fondamentali. L’articolo mostra come transizioni democratiche incomplete possano perpetuare eredità autoritarie e sostiene la necessità di una riforma legislativa complessiva che riconosca gli scioperi politici e di solidarietà come diritti fondamentali legittimi.

ENG

This essay examines the current scope of international protection of the right to strike. It analyses the need to preserve aspects of that protection, highlighted by current proceedings before the International Court of Justice. It also argues that international norms must also be enhanced to address concerns arising in contemporary global labour markets.

ITA

Il saggio esamina l’attuale portata della protezione internazionale del diritto di sciopero. Analizza la necessità di preservare alcuni aspetti di tale tutela, evidenziata anche dai procedimenti attualmente pendenti davanti alla Corte internazionale di giustizia. Sostiene inoltre che le norme internazionali debbano essere rafforzate per affrontare le problematiche emergenti nei mercati del lavoro globali contemporanei.

Il tema: La parità retributiva di genere

ITA

L’articolo affronta il tema del gender pay gap attraverso una analisi interdisciplinare del concetto di lavoro di pari valore. Mettere a confronto la riflessione giuridica con quella economica consente di andare oltre le definizioni del diritto antidiscriminatorio per cogliere la complessità del tema e valutare, oltre alla dimensione della disparità di salario, quella della disparità del reddito.

ENG

The article addresses the issue of the gender pay gap through an interdisciplinary analysis of the concept of work of equal value. Comparing legal and economic perspectives makes it possible to move beyond the definitions of anti-discrimination law in order to grasp the complexity of the issue and to assess not only wage disparities but also income disparities more broadly.

ITA

Lo scritto approfondisce la portata innovativa della Direttiva n. 2023/970 sulla gender pay transparency inquadrandone i contenuti principali e i potenziali impatti sulla reale efficacia del diritto antidiscriminatorio. Allo stesso tempo mette in evidenza come la Direttiva lasci impregiudicato il potere datoriale di determinazione unilaterale di trattamenti differenziati, seppure lo sottoponga ad un maggiore controllo di rispetto del divieto di discriminazione diretta e indiretta per genere e, quindi, ad una maggiore sindacabilità. Lo scritto sottolinea il ruolo centrale del contratto collettivo nella garanzia della parità salariale attraverso la previsione di sistemi neutrali di classificazione e inquadramento contrattuale.

ITA

The article explores the innovative scope of Directive 2023/970 on gender pay transparency by outlining its main provisions and potential impacts on the actual effectiveness of anti-discrimination law. At the same time, it highlights how the Directive leaves unaffected the employer’s power to unilaterally determine differentiated treatments, although it subjects such power to stronger scrutiny regarding compliance with the prohibition of direct and indirect gender discrimination and thus to greater judicial review. The article emphasises the central role of collective bargaining in ensuring pay equality through the adoption of neutral systems of job classification and grading.

Il tema: Lavoro e confini

ITA

Il contributo, nel presentare i saggi di L. Del Vecchio, M. Falsone e M. Murgo, esamina la trasformazione della dimensione spaziale del diritto del lavoro attraverso una dicotomia tra lavoro “oltre i confini” (transnazionale) e lavoro “senza confini” (virtuale). Nella prima parte, l’Autrice introduce il tema della crisi del criterio del “luogo di lavoro” (Reg. Roma I) quale elemento di collegamento per la legge applicabile, messo in discussione dalla smaterializzazione della prestazione e dalla frammentazione delle catene globali del valore. La seconda parte è dedicata alla disamina del lavoro nel Metaverso. Vengono affrontate le criticità relative alla tutela dell’identità digitale e della libertà di creazione dell’avatar, le problematiche in tema di privacy connesse all’uso di dati biometrici (GDPR) e i divieti imposti dall’AI Act sul riconoscimento delle emozioni. Infine, il contributo riflette sulla portata dell’obbligo di sicurezza e sulla possibilità di introdurre a fronte del rischio da “ignoto tecnologico” un obbligo di precauzione.

ENG

The contribution, introducing the essays by L. Del Vecchio, M. Falsone and M. Murgo, examines the transformation of the spatial dimension of labour law through a dichotomy between work “beyond borders” (transnational) and work “without borders” (virtual). In the first part, the author introduces the crisis of the “place of work” criterion (Rome I Regulation) as a connecting factor for determining the applicable law, which is challenged by the dematerialisation of work and the fragmentation of global value chains. The second part focuses on work in the Metaverse. Issues related to the protection of digital identity and the freedom to create avatars are examined, together with privacy concerns linked to the use of biometric data (GDPR) and the prohibitions introduced by the AI Act regarding emotion recognition. Finally, the contribution reflects on the scope of the duty of safety and on the possibility of introducing, in the face of risks arising from “unknown technologies”, a precautionary obligation.

ITA

Il saggio esamina il lavoro con elementi di transnazionalità ponendo l’attenzione sulla legge applicabile ai contratti individuali di lavoro ed agli strumenti giuridici che consentono l’utilizzo della prestazione “oltre confine”. Tale analisi sarà propedeutica alla riflessione su come la flessibilizzazione del criterio della “localizzazione spaziale” della fattispecie ai sensi del Regolamento n. 593/2008 sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali e le “deroghe” al principio della “territorialità” della legislazione previdenziale applicabile (di cui al Regolamento n. 833/2004) consentano l’individuazione di criteri “alternativi” invocabili nell’ambito di attività multilocalizzate e caratterizzate dalla smaterializzazione del luogo di lavoro.

ENG

The essay examines work involving transnational elements, focusing on the law applicable to individual employment contracts and on the legal instruments that enable the performance of work “across borders”. This analysis provides the basis for reflecting on how the flexibilisation of the criterion of the “spatial localisation” of the situation under Regulation No. 593/2008 on the law applicable to contractual obligations, together with the “derogations” from the principle of territoriality of applicable social security legislation (under Regulation No. 883/2004), allows the identification of “alternative” connecting factors in the context of multilocalised activities characterised by the dematerialisation of the workplace.

ITA

Il lavoro transnazionale mette alla prova la lex loci laboris. L’articolo ricostruisce evoluzioni normative e giurisprudenziali UE a tutela del lavoro mobile, esamina le riforme che incentivano il lavoro da remoto oltreconfine e verifica se gli adattamenti del primo possano estendersi al secondo.

ENG

Transnational work challenges the principle of lex loci laboris. The article reconstructs EU legislative and case-law developments aimed at protecting mobile workers, examines reforms encouraging cross-border remote work, and assesses whether the adaptations developed for the former can be extended to the latter.

ITA

Il saggio si interroga sul grado di effettività delle politiche europee in materia di governance societaria sostenibile nell’ottica di garantire il rispetto dei diritti sociali fondamentali anche per i lavoratori occupati fuori dai confini dell’Unione ma nell’ambito di filiere produttive guidate da imprese presenti nel mercato unico. A tal fine, sono esaminati i punti di forza e i limiti dell’enforcement privatistico e pubblicistico per quanto concerne la messa in opera degli obblighi di due diligence. Da tale analisi emerge che, in mancanza di una normativa di sostegno (alquanto ridimensionata da Omnibus I), l’intero meccanismo di vigilanza, pur mantenendo almeno in potenza una certa capacità dissuasiva, risulta nell’insieme gravemente indebolito, anche a causa delle limitate risorse economiche e organizzative dei rappresentanti degli stakeholder.

ENG

The essay questions the effectiveness of European policies on sustainable corporate governance in ensuring respect for fundamental social rights also for workers employed outside the borders of the Union but within supply chains led by companies operating in the single market. To this end, the strengths and weaknesses of private and public enforcement mechanisms regarding the implementation of due diligence obligations are examined. The analysis shows that, in the absence of supporting legislation (significantly reduced by the Omnibus I package), the entire monitoring mechanism—while still potentially retaining some deterrent capacity—is substantially weakened, also due to the limited economic and organisational resources available to stakeholder representatives.

Contributi

ITA

Il saggio ripercorre il percorso intellettuale di Luigi Mariucci condensandolo attorno a un nucleo tematico preciso: la contrattazione collettiva, l’autonomia sindacale, la rappresentanza e, più in generale, la democrazia del lavoro. Nella successione cronologica degli scritti di Mariucci – intrecciata con mie riflessioni su temi analoghi nel tentativo di restituire un confronto reale con il suo pensiero – emerge con chiarezza una evoluzione che parte dal “volontarismo” degli anni settanta per arrivare all’auspicio di “nuove regole” negli anni novanta.

ENG

The essay retraces the intellectual path of Luigi Mariucci, condensing it around a precise thematic core: collective bargaining, trade union autonomy, representation and, more broadly, workplace democracy. Through the chronological sequence of Mariucci’s writings—interwoven with my own reflections on similar issues in an attempt to engage in a genuine dialogue with his thought—an evolution clearly emerges, moving from the “voluntarism” of the 1970s to the aspiration for “new rules” in the 1990s.

ITA

Il saggio ricostruisce il nuovo orientamento della Corte costituzionale in tema di “doppia pregiudizialità”. Si sottolineano gli aspetti di questo orientamento non coerenti con alcuni principi del sistema giudiziario europeo e con la giurisprudenza della Corte di giustizia.

ENG

The essay reconstructs the new orientation of the Italian Constitutional Court regarding “double preliminary references”. It highlights the aspects of this approach that are inconsistent with certain principles of the European judicial system and with the case law of the Court of Justice.

ITA

Il contributo ha a oggetto la sentenza della Corte di giustizia che ha annullato solo parzialmente la Direttiva 2022/2041/UE sui salari minimi adeguati. L’autore, mettendo in evidenza la debolezza tecnica delle Conclusioni dell’Avvocato Generale nel caso in oggetto, ripercorre i punti salienti della sentenza della Corte di giustizia. Successivamente analizza le conseguenze della pronuncia sull’ordinamento italiano e si sofferma sulle altre materie, oltre alla retribuzione, sulle quali l’Unione europea non ha competenza, ossia il diritto di associazione, il diritto di sciopero e il diritto di serrata. La parte finale del contributo è dedicata alla questione dell’operatività, negli ordinamenti interni, delle norme della Carta dei diritti fondamentali relative a queste materie.

ENG

The contribution analyses the judgment of the Court of Justice that only partially annulled Directive 2022/2041/EU on adequate minimum wages. The author highlights the technical weaknesses of the Advocate General’s Opinion in the case and reviews the key points of the Court’s judgment. The article then examines the consequences of the ruling for the Italian legal system and focuses on other matters—besides remuneration—over which the European Union lacks competence, namely the right of association, the right to strike and the right to lockout. The final part addresses the question of the effectiveness, within national legal systems, of the provisions of the Charter of Fundamental Rights concerning these matters.

ITA

Il contributo, muovendo da alcuni profili della disciplina del whistleblowing, si interroga sul ruolo del sindacato a fronte di una idea di impresa che vede, secondo le indicazioni europee, rafforzata la sua dimensione sociale.

ENG

Starting from certain aspects of the regulation of whistleblowing, the contribution reflects on the role of trade unions in the context of a concept of enterprise that—according to European indications—sees its social dimension strengthened.

Lavoro e tecnologie

ITA

La comunicazione digitale del lavoratore — dall’e-mail alle chat fino ai social network — rappresenta oggi uno snodo decisivo nel rapporto tra poteri datoriali e diritti fondamentali. L’analisi ricostruisce le linee di frizione e convergenza tra diritto del lavoro e GDPR, anche alla luce delle indicazioni del Garante e dell’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale nelle infrastrutture aziendali. Viene quindi esaminata la tutela costituzionale della segretezza della corrispondenza e l’utilizzabilità probatoria delle comunicazioni digitali nel procedimento disciplinare, alla luce dell’evoluzione giurisprudenziale sull’art. 15 Cost., con l’obiettivo di delineare un equilibrio tra poteri organizzativi e diritti fondamentali.

ENG

Workers’ digital communication—from e-mails to chats and social networks—now represents a crucial point of tension between employer powers and fundamental rights. The analysis reconstructs areas of friction and convergence between labour law and the GDPR, also considering the indications of the Italian Data Protection Authority and the integration of artificial intelligence systems into corporate infrastructures. It then examines the constitutional protection of the secrecy of correspondence and the evidentiary use of digital communications in disciplinary proceedings, in light of the evolution of case law concerning Article 15 of the Italian Constitution, with the aim of outlining a balance between organisational powers and fundamental rights.

Recensioni

Orizzonti della Didattica

Anno 2025|N. 1

Sommario

Il Tema

Ita
L’esperienza lavorativa comporta il superamento di difficoltà. Ció è particolarmente vero quando si tratta della libertà religiosa nella società odierna, caratterizzata da una crescente diversità cultural-confessionale in molti ambiti, a cominciare da quello lavorativo. L’articolo l’analizza focalizzando l’attenzione sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Eng
Work experience involves overcoming difficulties. This is especially the case when it comes to the freedom of religion today, which is marked by increasing cultural and religious diversity in many areas, including the workplace. The article analyses this issue considering the European Court of Human Rights’ case law.

Ita
I mutamenti sociali prodotti dai processi d’immigrazione e le dinamiche connesse al fenomeno di post-secolarizzazione impongono un ripensamento del ruolo del principio di laicità non solo nella sfera pubblica e istituzionale, ma anche in quella privata. In particolare, il contributo intende interrogarsi sulle conseguenze di tali mutamenti in ambito giuslavoristico, in particolare privato, alla luce della più recente giurisprudenza della Corte di Giustizia della Unione europea.

Eng
The social changes brought about by immigration processes and the dynamics associated with the phenomenon of post-secularization require a rethinking of the role of the principle of secularism not only in the public and institutional sphere, but also in the private context. In particular, this contribution aims to examine the consequences of these changes in the field of private labor law in light of the most recent case law of the Court of Justice of the European Union.

Ita
Prendendo spunto dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia UE sulla questione del velo, l’articolo riflette su meriti e limiti della nozione di discriminazione intersezionale, evidenziando tanto i vuoti di tutela che può aiutare a colmare quanto alcune difficoltà con le quali rischia di scontrarsi.

Eng
Taking its cue from the case law of the EU Court of Justice on the issue of the veil, the article reflects on the merits and limitations of the notion of intersectional discrimination, high-lighting both the gaps in protection that it can help to fill and some of the difficulties it is likely to encounter.

Ita
L’autrice sostiene che non tutte le forme di trattamento eguale sono immuni da discriminazione. Sebbene strettamente connesso al principio di non discriminazione, il principio di neutralità può paradossalmente produrre effetti discriminatori quando interpretato in senso esclusivo, ossia quando mira a eliminare ogni manifestazione religiosa sul luogo di lavoro. Un simile approccio può comportare conseguenze pregiudizievoli, tra cui il licenziamento di chi intende esercitare liberamente il proprio diritto di manifestare la propria religione sul lavoro, compromettendo così il godimento di un più ampio insieme di diritti umani dei quali sono titolari. Inoltre, è dubbio che gli utenti dei servizi pubblici o i clienti di imprese private godano di un diritto a non essere esposti a manifestazioni religiose – un diritto, questo, non tutelato dagli strumenti internazionali in materia di diritti umani. Di conseguenza, il divieto imposto ai lavoratori religiosi (in particolare alle donne) di esprimere le proprie convinzioni attraverso simboli o abiti non può essere giustificato invocando la finalità legittima della “protezione dei diritti e delle libertà altrui”, unico motivo che consente una deroga alla libertà di manifestazione religiosa. Tali divieti si traducono, pertanto, in politiche di discriminazione intersezionale fondate sul sesso e sulla religione. Così come non esiste un diritto dalla libertà di espressione, allo stesso modo non esiste un diritto a “non essere esposti” alla manifestazione religiosa: gli strumenti di tutela dei diritti umani non proteggono né chi rifiuta di tollerare espressioni offensive o satiriche, né chi non sopporta l’esibizione di simboli religiosi.

Eng
The author contends that not all forms of equal treatment are free from discrimination. Although closely linked to the principle of non-discrimination, the principle of neutrality may paradoxically produce discriminatory effects when interpreted in an exclusive sense—namely, when it seeks to eliminate all religious manifestations in the workplace. Such an approach may have adverse consequences, including the dismissal of individuals who wish to exercise their right to manifest their religion freely at work, thereby impairing the enjoyment of a broader range of human rights to which they are entitled. Moreover, it is doubtful whether public service users or customers of private companies possess a right to be free from exposure to religious manifestations – a right that is not protected under human rights instruments. Consequently, prohibiting religious employees (primarily women) from displaying their beliefs through symbols or clothing cannot be justified by invoking the legitimate aim of “protecting the rights and freedoms of others,” the only ground that allows derogation from freedom of religious manifestation. Such prohibitions amount to intersectional discrimination on the grounds of sex and religion. Just as there is no recognized right to freedom from expression, there is likewise no right to freedom from religious manifestation: human rights instruments protect neither those who refuse to tolerate offensive or satirical expression, nor those who object to the display of religious symbols.

Ita
L’autrice sostiene che non tutte le forme di trattamento eguale sono immuni da discriminazione. Sebbene strettamente connesso al principio di non discriminazione, il principio di neutralità può paradossalmente produrre effetti discriminatori quando interpretato in senso esclusivo, ossia quando mira a eliminare ogni manifestazione religiosa sul luogo di lavoro. Un simile approccio può comportare conseguenze pregiudizievoli, tra cui il licenziamento di chi intende esercitare liberamente il proprio diritto di manifestare la propria religione sul lavoro, compromettendo così il godimento di un più ampio insieme di diritti umani dei quali sono titolari. Inoltre, è dubbio che gli utenti dei servizi pubblici o i clienti di imprese private godano di un diritto a non essere esposti a manifestazioni religiose – un diritto, questo, non tutelato dagli strumenti internazionali in materia di diritti umani. Di conseguenza, il divieto imposto ai lavoratori religiosi (in particolare alle donne) di esprimere le proprie convinzioni attraverso simboli o abiti non può essere giustificato invocando la finalità legittima della “protezione dei diritti e delle libertà altrui”, unico motivo che consente una deroga alla libertà di manifestazione religiosa. Tali divieti si traducono, pertanto, in politiche di discriminazione intersezionale fondate sul sesso e sulla religione. Così come non esiste un diritto dalla libertà di espressione, allo stesso modo non esiste un diritto a “non essere esposti” alla manifestazione religiosa: gli strumenti di tutela dei diritti umani non proteggono né chi rifiuta di tollerare espressioni offensive o satiriche, né chi non sopporta l’esibizione di simboli religiosi.

Eng
The author contends that not all forms of equal treatment are free from discrimination. Although closely linked to the principle of non-discrimination, the principle of neutrality may paradoxically produce discriminatory effects when interpreted in an exclusive sense—namely, when it seeks to eliminate all religious manifestations in the workplace. Such an approach may have adverse consequences, including the dismissal of individuals who wish to exercise their right to manifest their religion freely at work, thereby impairing the enjoyment of a broader range of human rights to which they are entitled. Moreover, it is doubtful whether public service users or customers of private companies possess a right to be free from exposure to religious manifestations – a right that is not protected under human rights instruments. Consequently, prohibiting religious employees (primarily women) from displaying their beliefs through symbols or clothing cannot be justified by invoking the legitimate aim of “protecting the rights and freedoms of others,” the only ground that allows derogation from freedom of religious manifestation. Such prohibitions amount to intersectional discrimination on the grounds of sex and religion. Just as there is no recognized right to freedom from expression, there is likewise no right to freedom from religious manifestation: human rights instruments protect neither those who refuse to tolerate offensive or satirical expression, nor those who object to the display of religious symbols.

Ita
Il tema dei “ragionevoli accomodamenti” in materia religiosa è affrontato mediante la comparazione tra l’ordinamento statunitense e canadese, in cui è previsto il dovere di garantire il r.a., e il panorama europeo che viceversa ne è privo. Analizzando la giurisprudenza sul “duty to r.a.” emergono importanti questioni con particolare riferimento al bilanciamento con i principi di parità di trattamento dei dipendenti e di libertà economica dell’impresa, che sono state affrontate anche dalla giurisprudenza delle Alte Corti europee in tema di diritto antidiscriminatorio. Il saggio ne mostra le convergenze e le divergenze in chiave comparata, per concludere con l’analisi della sentenza della Corte di Cassazione sul “Crocifisso nelle scuole” da cui emerge un’indicazione pressante verso l’adozione del metodo che ispira il “r.a.” discutendone le implicazioni sul versante delle soluzioni pattizie.

Eng
The paper investigates the “religious accommodation” (r.a.) topic comparing the legal duty provided respectively by U. S. law and Canadian law, with European law. Despite the latter lacks explicit provisions on this matter, some interesting suggestions emerge by Supranational Court’s decisions about European anti-discrimination law. The analysis highlights issue common to the various legal systems, which includes balancing the duty of r.a. with the equal treatment of co-workers, and with the company’s economic freedom. Finally, the author examines a recent Italian Supreme Court decision about displaying the Crucifix in schools, and discusses how the judicial landscape affects pact solutions, particularly in Italian legal system.

Ita
Nel contributo vengono esaminate due particolari vicende, decise dalla Corte di giustizia, che riguardavano episodi di discriminazioni subite a seguito dell’applicazione di una norma generale di antidiscriminazione in materia di religione, commentando la ragionevolezza con la quale il giudice europeo ha risolto queste particolari situazioni.

Eng
The article examines two specific cases decided by the Court of Justice concerning incidents of discrimination suffered as a result of the application of a general antidiscrimination rule on religion, commenting on the reasonableness with which the European court resolved these specific situations.

Ita
Il contemporaneo dibattito su libertà religiosa e principio di laicità riflette la conflittualità che più intimamente contrappone i diversi atteggiamenti spirituali assunti da ciascuno nei confronti del modo di concepire la realtà. Il diffuso abbandono dell’idea che la natura esista come sistema provvisto di un ordine proprio, che non sia lo stesso soggetto a costruire o ordinare a posteriori tramite l’impiego delle proprie facoltà cognitive, connota il processo di secolarizzazione che attraversa l’Occidente contemporaneo. Ciò mette radicalmente in crisi l’idea che l’essere umano sia portatore di diritti fondamentali che gli appartengano per natura, il loro carattere “universale”, il fondamento della loro selezione.

Eng
The contemporary debate on religious freedom and the principle of secularism reflects the conflict that intimately opposes the different spiritual attitudes each person adopts towards their way of conceiving reality. The widespread abandonment of the idea that nature exists as a system endowed with its own order, independent of an a posteriori construction shaped by the exercise of the cognitive faculties of the subject, characterizes the process of secularization that is taking place in contemporary Western society. This radically undermines the idea that human beings are bearers of fundamental rights that belong to them by nature, the “universal” character of these rights, and the foundation for their selection.

Itinerari Della Ricerca

Ita
Ripercorrendo il dibattito dottrinale sul tema del lavoro sportivo, l’itinerario di ricerca affronta i punti salienti della recente riforma della materia. Particolare rilievo è assegnato alla nozione di sport e di lavoratore sportivo, alla questione qualificatoria, alla disciplina delle tutele e dei contratti atipici. Si analizzano, infine, il quadro comparato europeo e il tema del volontariato sportivo.

Eng
This paper addresses the key aspects of the recent reform of sports employment law. It places special focus on the definitions of sport and sports worker, the issue of professional qualification, the regulation of worker protections, and the provisions for atypical contracts. Furthermore, it analyses the European comparative framework and examines the topic of sports volunteering.

Orizzonti Della Didattica

Ita
Per la sezione “Orizzonti della didattica”, l’A. presenta il volume “L’avvocato nel futuro” di Fulvio Gianaria e Alberto Mittone (Einaudi, 2022, 3-125).

Eng
For the section “Orizzonti della didaticca”, the Author presents the book “L’avvocato del futuro” by Fulvio Gianaria and Alberto Mittone (Einaudi, 2022, 3-125).

Recensioni

Ita
L’A. recensisce il volume “Intelligenza artificiale e Democrazia” di Oreste Pollicino e Pietro Dunn (Bocconi University Press, 2024, 1-226).

Eng
The Author reviews the book “Intelligenza artificiale e Democrazia” by Oreste Pollicino and Pietro Dunn (Bocconi University Press, 2024, 1-226).